“Vi prego di lasciarmi unire le mani per un’ultima preghiera. Morirò presto e Dio sa che e’ ingiusto. Ma io vi dico che la disgrazia cadrà su coloro che ci condannano ingiustamente.”
(Jacques de Molay, Parigi 18 marzo 1314)

Per tutti gli studiosi e gli appassionati di storia medievale, il 18 marzo 2014 è stata una data importante: il settimo centenario della morte sul rogo di Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro dei Templari, prima che l’ordine si sciogliesse definitivamente per volontà e opera di Filippo Il Bello, re di Francia.

Non a caso, il comune di Perugia ha iniziato proprio in questa data un ciclo di conferenze, dedicate al tema dei templari. Ma cosa spinge la città di Perugia ad essere così legata a questo tema?

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Molti non sanno, forse, che a pochi passi dal centro storico si erige il complesso templare di San Bevignate, una chiesa che è uno scrigno di tesori e di testimonianze dell’ antico ordine templare. Eretta fra il 1256 e il 1262, conserva ancora una magnifica possenza esterna e un magico fascino all’interno. E’ stata riaperta al pubblico solo nel 2009. Il mio consiglio, per conoscerne la storia e le curiosità, è quello di partecipare ad una delle visite guidate che il comune di Perugia mette a disposizione durante tutti i weekend.

Ad inaugurare il primo degli appuntamenti dedicati alla storia dei templari, Barbara Frale, studiosa e ricercatrice presso l’Archivio Vaticano, che ha tenuto una conferenza dedicata a “La fine dell’Ordine del Tempio”. Il 1° Aprile, invece, ospite del secondo appuntamento, Tommaso di Carpegna Falconieri, storico del medioevo e docente di storia medievale presso l’Università degli Studi di Urbino, ha parlato di “medievalismo contemporaneo”.

Partecipo anch’io, da semplice cuoriosa, convinta che iniziative come questa, nella propria città, a un passo da casa, siano qualcosa di prezioso, del quale approfittare. La chiesa è gremita, lo scenario che si gode dal portone d’ingresso è davvero suggestivo e penso subito che, anche per chi (come me) non ha incluso nel proprio piano di studi universitario la storia medievale, beh, c’è sempre un motivo per saperne di più e per rimanerne affascinati.

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Prima di cominciare, è d’obbligo un commento sulla morte di Jacques le Goffe, una personalità di spicco, uno studioso e autore di molti libri sulla storia e la sociologia del medioevo, mancato proprio nel pomeriggio di questo 1° Aprile. A seguire, una bella introduzione di Paola Monacchia (deputazione di Storia Patria per l’Umbria), che cita alcune parole un altro dei più importanti esperti del medioevo, Franco Cardini:

“…il Medioevo vero, è il Medioevo che va affrontato nelle sue strutture. Venivamo da visioni diverse del Medioevo, che entrambe, però, si sforzavano di aderire ad una realtà storica. Poi ci siamo trovati davanti ad un Medioevo di pataccari, che arrivavano addirittura alle falsificazioni che mostrano un Medioevo di cartapesta, con i draghi, i templari e il Santo Graal; come se non ci fosse altro.”

E’ proprio questo il tema centrale che Tommaso di Carpegna Falconieri espone con un bel percorso di definizioni, nozioni e accezioni di un’unica e grande realtà: il medioevo.

Mi piace subito la sua definizione di “medievalismo”, come quella disciplina che studia il riverbero del medioevo, cioè che cosa nel tempo presente è sopravvissuto di quell’epoca e soprattutto come oggi ci lasciamo illuminare (o influenzare) da quel mondo ormai passato.
Esistono molti luoghi comuni che associamo al Medioevo (ad esempio i cavalieri, i simboli, il senso dell’onore), così come esistono moltissimi luoghi comuni che vengono associati ai templari. La verità, però, è che gran parte di questi sono una tradizione recente, che risale almeno al XVIII secolo. Templarismo”, quindi, significa tendenza a trasporre i luoghi comuni associati ai cavalieri templari nel tempo moderno. Trasporre, ergo, re-interpretare.

Tutti noi, da comuni mortali quali siamo, figli e vittime dei tempi moderni, siamo portati a pensare ai templari come qualcosa di misterioso, segreto, al limite dell’esoterico, un insieme di valori, persone, attività che ha proseguito il suo cammino di soppiatto lungo il corso dei secoli. Tutto ciò che pensiamo sia nascosto e celato, in realtà, ha un suo fondamento, in quanto l’ordine dei templari è stato ufficialmente soppresso nel 1314, condannato di eresia dalla chiesa cattolica, ma è giunto fino ai tempi moderni grazie ad un vero e proprio lavoro di “sopravvivenza occulta dell’ordine” (F.Cardini), da parte di alcuni esponenti rimasti nell’ombra.

Niente di nuovo, quindi, se spesso si associa l’immagine dei templari a concetti quali l’esoterismo, la massoneria, il Santo Graal, addirittura al nazionalsocialismo. Lo stesso Tommaso di Carpegna ci chiede se ha ragione di esistere tutto questo, oppure è solo un lavoro di fantasia. D’accordo con la seconda ipotesi, il suo temine è senz’altro più tecnico e adatto: si chiama “tradizione inventata”, un approccio a-storico che si basa su una ricerca della verità per analogie e metafore, scartando a pié pari i rapporti causa-effetto, le testimonianze, i fatti certi, che sono l’iter fondante che adotterebbe uno storico, nel tentativo di ricostruire il passato.

Complice di tutto questo è anche il simbolismo (religioso o pagano), che nel medioevo era alla base di tutto: il simbolo era un secondo linguaggio, un’altra rappresentazione della realtà – forse la massima libertà di espressione per quell’epoca – in grado di lasciare (allora come oggi) molte delle tematiche storiche aperte all’interpretazione.

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La conferenza è in chiusura, il Prof. Tommaso di Carpegna Falconieri dà appuntamento alla terza conferenza il prossimo 15 Aprile e lascia spazio a domande e curiosità.

Riprendo la macchina, mi re-immergo nel traffico ed è come fare un salto di 700 anni, ma qualcuno, oggi, mi ha insegnato che c’è una bellissima continuità fra passato e presente e soprattutto che il tempo di 700 anni fa è a pochi passi dal nostro mondo moderno.