E’ un piovoso lunedì di fine Aprile, ma l’appuntamento annuale con le Invasioni Digitali, non possiamo perdercelo!

L’orario stabilito è le 18:00, sono riuscita ad essere puntuale e dopo aver percorso le vie centrali del paese partendo da Porta Cannara (una delle porte d’accesso alla cittadina), si apre davanti a me Piazza San Silvestro, dove si respira ancora un non so che di atmosfera medievale. In attesa del gruppo di invasori (circa una quindicina) mi prendo un po’ di tempo per fare foto e ammirare la scenografia: credo sia uno dei luoghi più suggestivi dell’Umbria.

Invasione Medievale_Bevagna2014

 Francesca Mattonelli è la fautrice dell’invasione, quella che  si è messa in contatto con le istituzioni locali e ha guadagnato un pass per invadere le vie di Bevagna…perciò la nostra invasione è assolutamente lecita! La nostra guida, invece, si chiama Giovanni Mariotti, autoctono (ça va sans dire), che si è messo a nostra disposizione per accompagnarci in un giro turistico della città.

L’invasione è legata principalmente alla visita delle botteghe dei mestieri medievali, il cuore pulsante della tipicità di questo splendido borgo. Il periodo di massimo splendore per Bevagna è durante l’ultima settimana di giugno, quando si rievoca il tradizionale Mercato delle Gaite, (dove il nome gaita sta per quartiere o rione) e il paese si veste a festa con bancarelle, botteghe e taverne aperte, gare di tiro con l’arco.

E’ il momento in cui le botteghe dei mestieri si aprono al pubblico e diventano tanti piccoli teatri dove va in scena la vita medievale. Vi consigliamo di non perdervi questo appuntamento estivo, c’è da rimanerne davvero affascinati.

Il sole non ci regala nemmeno un piccolo sorriso, il nostro itinerario bagnato comincia e ombrelli, parapioggia, impermeabili si aggiungono al nostro kit da invasori – non sapete che fatica reggere un ombrello quando le mani sono già impegnate con diavolerie tecnologiche!

Prima tappa: la Cartiera. Ci attendono due gentilissimi signori in abiti medievali in una bottega illuminata con la sola luce di poche candele. I più digiuni delle tradizioni medievali, forse, non sanno che all’origine di un foglio di carta ci sono degli stracci!
Si raccolgono dalla strada, si puliscono, si tagliano, si fanno bollire, si plasmano, si pressano, e si fanno asciugare. Ebbene sì, al piano terra della bottega del cartaio si fa tutto questo.  Saliamo una scaletta di legno che ci porta al prossimo passaggio: l’impermeabilizzazione del foglio per agevolare la stesura dell’inchiostro. Beh, qui ci vuole un po’ di stomaco, perché ogni foglio viene trattato con un preparato colloso fatto di ossa e interiora di animali … e l’odore non mente! Prima di congedarci, il cartaio ci mostra il foglio pronto con lo stemma in filigrana e dei sacchi di juta sopra la nostra testa contenenti i fogli pronti per l’uso, che già nel Medioevo di chiamavano risme.

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Ancora pochi passi e siamo in Setificio. Purtroppo non possiamo vedere i bachi da seta, che avrebbero sofferto a causa del clima ostile, ma la magia di questo posto è senza dubbio il marchingegno che si utilizza per creare i rocchetti di filo. Si chiama “torcitoio” e i più simpatici potrebbero dire che  ha lo stesso meccanismo della ruota che fa girare il criceto … ma io preferisco dire che: si entra dentro la macchina e si comincia a camminare all’indietro per far sì che la ruota giri, i fili si stendano e si avvolgano su se stessi per creare dei piccoli rocchetti pronti per l’uso.

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Siamo a metà percorso e arriviamo dallo Zecchiere. Una delle botteghe più grandi, dove vediamo tutto il percorso di creazione di una moneta. Rame e argento sono i materiali usati. Il denaro dell’epoca era fatto di monete piccole dal taglio irregolare, la cui percentuale di argento o rame ne stabiliva il valore. Lo zecchiere lavorava rigorosamente solo e chiuso (forse meglio dire rinchiuso) nella sua bottega, al fine di preservare i segreti della sua produzione assolutamente “top secret” .

Zecchiere_bevagna2014

zecchiere

Arriviamo in Cereria e qui c’è da rimanere incantati. Spunta un garzone dalla porta della bottega, entriamo e dentro c’è un piacevole calore, misto a un odore dolce, di miele. Il fulcro di questo luogo è un pentolone, rigorosamente sporco e imbrattato di cera in più strati, che sembra stia lì dal medioevo. Dentro bolle la cera d’api, un liquido odoroso dal colore ambrato. Al di sopra, una ruota in legno dove sono appesi tanti fili di canapa, ce altro non sono che gli stoppini delle candele. Il lavoro paziente e ripetitivo del bottegaio di cereria è quello di far colare la cera sugli stoppini, finché si crea lo spessore adatto per formare una candela. Per creare un prodotto ancora più  speciale, il “duplero”, di fiamma e durata doppia, si prendono due candele ancora calde, e si torcono l’una sull’altra. Il lavoro manuale è uno spettacolo anche per gli occhi!

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L’ultima tappa è la Bottega d’Arte, che è stata aperta in esclusiva per noi. Ci accoglie un giovane suonatore di liuto, e se dico liuto, mi riferisco a un vero strumento in legno, creato a mano dal bottegaio. Note d’altri tempi. Arte è musica, ma anche decorazione: pittura, piccole sculture lignee, immagini religiose. I colori? Beh, c’erano quasi tutti e tutti provenivano da elementi naturali, come il tuorlo d’uovo, spezie, etc.

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Nessuna invasione si conclude senza un momento conviviale, perciò ci  riuniamo per la cena, ospitati dalla Gaita San Giorgio: una grande tavolata di persone, buon cibo, vino (immancabile) e condivisione di chiacchiere, idee, esperienze. Uno speciale grazie a chi ci ha ospitati e a Francesca per l’impegno che ha messo nell’organizzazione dell’invasione. Immancabile, la promessa corale di ritornare in estate per un’altra esperienza medievale.

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Per saperne di più sul Mercato delle Gaite: http://www.ilmercatodellegaite.it/

Il racconto completo dell’Invasione su Storify